Il Corpo Che Sa
Mentre caricavo l'auto per Sapri, il corpo sapeva cosa fare molto prima che la mente finisse di pensarci.
Stamattina alle sei ho caricato l’auto per il trasferimento a Sapri. Valigie, ombrellone, borsa frigo, biciclette dei ragazzi da incastrare nel portapacchi. Mentre lo facevo, la mente era completamente altrove, ancora sulla lista di cose lasciate a metà al lavoro, sul progetto della prossima settimana, su una mail che avrei dovuto scrivere prima di partire.
Eppure le mani sapevano esattamente dove mettere ogni cosa. Il corpo si piegava, sollevava, incastrava, calcolava spazi e pesi con una precisione che la mia mente distratta non stava minimamente supervisionando. A un certo punto mi sono fermato, sorpreso da me stesso, e ho pensato: chi sta facendo tutto questo, se io non ci sono?
Diamo quasi sempre per scontato che il pensiero sia al comando, che ogni azione utile passi prima dalla mente e solo dopo arrivi al corpo. È un’illusione comoda, ma parziale. Esiste dentro di noi un’intelligenza autonoma, più antica del pensiero, che gestisce equilibrio, coordinazione, gran parte dei movimenti quotidiani senza chiedere il permesso alla mente pensante, e che spesso lavora meglio proprio quando la mente si distrae, invece di intromettersi con calcoli inutili su come piegare un ginocchio o allacciare una cintura.
Il problema non è che il corpo agisca da solo. È bellissimo che sappia farlo. Il problema è che passiamo la maggior parte della giornata completamente assenti da questa intelligenza, la mente sempre altrove, in un futuro immaginato o in un passato rimasticato, mentre il corpo vive l’unico momento che esiste davvero, il presente, senza che nessuno sia lì a farne esperienza cosciente.
Stamattina, dopo essermi accorto della distanza tra mente e corpo, ho fatto una cosa semplice. Per gli ultimi cinque minuti di carico ho smesso di pensare al lavoro e ho semplicemente sentito il peso di ogni oggetto nelle mani, il contatto dei piedi con l’asfalto ancora fresco. Nulla è cambiato nel risultato. È cambiato tutto nell’esperienza.
Nei sette minuti di Upa Yoga che apro ogni mattina, prima ancora dell’autoindagine, non cerco prestazione fisica. Cerco esattamente questo incontro, la mente che finalmente si accorge di quello che il corpo sta già facendo da sola.
Oggi, scegli un’azione fisica qualunque che faresti comunque con il pilota automatico, camminare, lavare i piatti, guidare per un tratto breve, e per due minuti porta l’attenzione soltanto lì, nelle sensazioni del corpo, senza aggiungere pensiero.
Il corpo non ha bisogno che tu lo diriga. Ha bisogno che, per una volta, tu sia davvero presente mentre lui già sa cosa fare.

